Vai al contenuto
Attualità

La balenottera azzurra caccia in un modo impossibile: gli scienziati hanno scoperto il segreto del suo cuore

Avatar di Giuseppe De Santis, blogger di giardinaggio e fai da te 3 min di lettura
La balenottera azzurra caccia in un modo impossibile: gli scienziati hanno scoperto il segreto del suo cuore

Nel vasto blu che circonda la California e l’Antartide, un enigma ha catturato l’attenzione dei ricercatori: come fa la balenottera azzurra a immergersi in profondità senza crollare per lo sfinimento? Un gruppo di biologi marini guidato dall’americana Ashley Blawas ha monitorato da vicino i battiti cardiaci di balenottere azzurre e megattere, svelando un trucco biologico che sfida ogni aspettativa.

Un’immersione estrema, con il cuore che rallenta incredibilmente

Quando la balenottera azzurra scompare sotto la superficie, il suo battito cambia radicalmente. Durante immersioni a centinaia di metri di profondità, la frequenza cardiaca può scendere fino a soli due battiti al minuto: per un essere umano significherebbe svenire all’istante. Eppure questi giganti marini restano vigili e attivi.

La balenottera azzurra e la megattera sono veri prodigi biomeccanici. Si lanciano sui banchi di krill a bocca spalancata, in quello che gli scienziati definiscono «il più grande evento biomeccanico sulla Terra». Si immergono rapidamente, ruotano con agilità e inghiottono tonnellate d’acqua e di prede, mentre il loro organismo riduce al minimo il consumo di ossigeno.

Il cuore di questi rorqualidi alterna un ritmo lento, che aiuta a conservare ossigeno, a improvvise accelerazioni per sostenere la caccia. È questa doppia strategia a permettere loro di sopravvivere in un ambiente estremo.

Tag innovativi per ascoltare il cuore delle balene

Per approfondire il fenomeno, Ashley Blawas e il suo team hanno deciso di misurare direttamente il battito cardiaco. Hanno applicato tag tecnologici a nove esemplari — cinque balenottere azzurre e quattro megattere — tra la baia di Monterey, le isole Anglo-Normanne e la penisola antartica occidentale.

Applicati con ventose durante le risalite, i dispositivi combinano un accelerometro, un giroscopio, un magnetometro e un elettrocardiogramma (ECG). Quest’ultimo è stato l’elemento più difficile da gestire: il cuore è protetto da uno spesso strato di grasso e in acqua salata il segnale elettrico si trasmette con difficoltà. Per ottenere una registrazione valida servono contatti stabili e impermeabili, collocati il più vicino possibile al cuore.

Dopo vari tentativi, il team è riuscito a sviluppare un modello efficace. I tag restano attaccati da 12 a 36 ore, poi si staccano da soli e galleggiano in superficie: da lì trasmettono i dati via satellite e possono essere recuperati dagli scienziati.

Il cuore accelera durante la caccia, poi rallenta poco a poco

I dati offrono uno sguardo sorprendente sulla strategia di sopravvivenza di queste balene. Dopo ogni inghiottimento, il battito sale fino a 21,9 bpm nella balenottera azzurra e a 28,2 bpm nella megattera. Sono picchi più alti del previsto, che durano ben oltre il momento della cattura.

Il cuore continua a battere rapidamente mentre l’acqua viene filtrata, poi rallenta gradualmente tra un attacco e l’altro. Si alternano così scatti di caccia e momenti di recupero: una sorta di danza fisiologica che bilancia lo sforzo e il consumo di ossigeno.

Blawas paragona questo andamento a quello che si osserva negli esseri umani dopo una serie di sprint: il battito resta accelerato per un po’, poi scende lentamente. Durante gli attacchi più intensi, le balene ricorrono all’energia anaerobica; tra una corsa e l’altra recuperano ossigeno, proprio come uno sprinter in pista.

La prima misurazione della frequenza cardiaca a riposo in mare aperto

Un colpo di fortuna ha permesso al team di registrare il battito di una megattera durante il «logging», quando l’animale resta quasi immobile in superficie per diversi minuti. È probabilmente la misurazione in natura che più si avvicina a un battito a riposo.

Il cuore batteva appena 18,5 bpm: molto meno dei 60-100 bpm tipici degli esseri umani, ma in linea con le dimensioni di questi grandi mammiferi. A riposo, un elefante ha una frequenza cardiaca di circa 30 bpm. Questi giganti marini e terrestri condividono dunque regolazioni metaboliche simili: un segno evidente di come l’evoluzione abbia modellato i loro cuori per affrontare ambienti molto diversi.

Questo dettaglio mostra fin dove la natura può spingere i limiti della fisiologia, adattando organi vitali a sfide estreme. I rorqualidi non si limitano a sopravvivere in profondità: la dominano, grazie a un cuore capace di rallentare e accelerare come un maestro d’orchestra su un palcoscenico sommerso.

Avatar di Giuseppe De Santis, blogger di giardinaggio e fai da te

Ciao, sono Giuseppe De Santis e questo blog è il mio angolo dedicato al giardinaggio, al bricolage e alla cura della casa. Mi piace capire come far crescere una pianta, recuperare un vecchio mobile o risolvere un piccolo problema domestico senza complicarsi la vita. Qui trovi consigli per l’orto e il balcone, idee fai da te e guide pratiche: quali materiali scegliere, come procedere e quali errori evitare. Preferisco le soluzioni semplici, spiegate con chiarezza, e i progetti alla portata di chi ha voglia di mettersi al lavoro, anche partendo da zero. Giuseppe De Santis è lo pseudonimo con cui firmo gli articoli del blog.

Condividi Facebook X WhatsApp LinkedIn Pinterest Reddit E-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *